Lo scandalo delle Baccanali
All’alba del 186 a.C., le strade di Roma brulicano di spie e sacerdoti—a caccia dei seguaci di un culto proibito.

Salvator Rosa — "The Dream of Aeneas" (1660–65), public domain
Una notte di riti segreti.
Nel 186 a.C., i Romani si svegliano con la notizia di un culto segreto che si diffonde in città—le Baccanali, rituali notturni e sfrenati in onore di Bacco. Il senatus consultum viene letto ad alta voce. Scatta il panico: funzionari setacciano cantine e giardini in cerca di raduni mascherati e orge proibite.
La paura diventa letale.
Migliaia finiscono sotto accusa. Livio, la nostra fonte più vivida, parla di fino a 7.000 uomini e donne indagati, torturati o giustiziati. Alcuni spariscono prima del processo; i vicini denunciano i vicini, gli amici tradiscono gli amici. Il Senato coglie l’occasione per schiacciare l’opposizione—e dare l’esempio a chiunque sia troppo devoto agli antichi dèi.
Roma impara a temere la folla.
La repressione delle Baccanali insegna a Roma a diffidare della propria ombra. Nessun culto crescerà mai più così tanto, così in fretta—né così apertamente. Il terrore delle società segrete perseguiterà la politica romana per secoli.
La repressione del Senato contro le Baccanali fu metà panico, metà gioco di potere. Per settimane, sacerdoti, amanti e persino senatori sparirono nelle segrete—presi in una rete di voci, confessioni e isteria di massa.