Epitteto sulla perdita
«Mai dire di qualcosa: “L’ho perso”, ma: “L’ho restituito.”» Epitteto trasforma anche la perdita in un atto di volontà.

Unknown — "Bronze model of a cart with farmyard group" (2nd century BCE–1st century CE), public domain
La perdita, ripensata.
Nell'Enchiridion (Manuale) 11, Epitteto scrive: «Μηδὲν περὶ οὐδενὸς λέγε, ὅτι ἀπέβαλον, ἀλλὰ ὅτι ἀπέδωκα.» — «Mai dire di qualcosa: “L’ho perso”, ma: “L’ho restituito.”» Intendeva tutto—denaro, amici, persino il proprio corpo.
Cosa significa 'restituire'?
Per Epitteto, il possesso è un’illusione della mente. Tutto ciò che abbiamo—salute, ricchezza, affetti—è in prestito dal mondo. Quando se ne va, si pratica la gratitudine, non il rancore. Perdere con grazia è la prova suprema dello stoico.
Chi osava insegnare questo?
Nato schiavo, storpio per mano del padrone, Epitteto irradiava comunque libertà. Viveva in modo spartano, insegnava con forza, e credeva che l’unica cosa che possiedi davvero sia la tua reazione. Per lui, la perdita non era sconfitta. Era il momento di mettere alla prova la propria filosofia.
Epitteto, un tempo schiavo, insegnava che i doni della vita non ti appartengono—li prendi in prestito. E li restituisci senza lamentarti.