Epicuro e gli Dei
«Gli dèi esistono, ma non si occupano di noi.» — Epicuro, in un mondo ossessionato da segni e presagi, traccia un confine tra cielo e terra.

Unknown — "Gold earrings with disk and boat-shaped pendant" (ca. 300 BCE), public domain
Epicuro: gli dèi sono padroni assenti
Nella Lettera a Meneceo, Epicuro scrive: «Οἱ θεοὶ μὲν γάρ εἰσιν, οὐ μέντοι καθ' ἡμᾶς ἐπιμελοῦνται.» — «Gli dèi esistono, ma non si occupano di noi.» Non voleva solo provocare—voleva liberare la gente dalla superstizione che paralizza.
Una nuova forma di pietà
Epicuro insegnava che la paura della punizione divina era veleno. Gli dèi, diceva, vivono in una beatitudine perfetta e non hanno motivo di impicciarsi delle faccende umane. Così si poteva smettere di tremare a ogni tuono—e iniziare a costruire la propria felicità.
Il filosofo del giardino
Epicuro teneva la sua scuola in un giardino recintato. Accoglieva donne e schiavi, distribuiva pane e invitava i suoi a godersi la vita senza ansie cosmiche. Ancora oggi, la sua calma è contagiosa.
Epicuro non ha eliminato gli dèi—li ha resi innocui. Non era blasfemia, era una terapia antica.