Seneca e il valore del tempo
«Non abbiamo poco tempo, ma ne sprechiamo molto.» Seneca, in latino, diagnostica l’epidemia della distrazione secoli prima degli smartphone.

Juan Bautista Martínez del Mazo — "Don Gaspar de Guzmán (1587–1645), Count-Duke of Olivares" (ca. 1636 or later), public domain
Il tempo, la moneta più rara.
Seneca, nel De Brevitate Vitae (1.3), scrive: «Non exiguum temporis habemus, sed multum perdidimus.» — "Non abbiamo poco tempo, ma ne sprechiamo molto." Accusa e confessione, tutto in una riga.
Perché fa ancora male leggerlo?
Seneca vedeva i senatori consumare la vita tra ambizioni e giochi. La sua risposta stoica: il tempo è l’unica risorsa che non si può rinnovare. Non ammoniva solo Roma—lanciava lo specchio a ogni generazione futura.
La scadenza di Seneca.
Condannato a morte da Nerone, Seneca scrisse fino all’ultimo. In ogni lettera riversava urgenza. Il suo lascito? Ricordarci che le ore scorrono, che ce ne accorgiamo o no.
Seneca vedeva le infinite distrazioni di Roma—carri, pettegolezzi, violenza—e tagliava corto con ogni scusa per rimandare. Le sue parole attraversano ancora secoli di pomeriggi sprecati.