Fragmenta.
Mito Sfatato·Grecia Antica·Atene Classica (V–IV secolo a.C.)

Platone odiava davvero tutta la poesia?

Ci dicono che Platone bandì i poeti dalla sua Repubblica—una guerra filosofica contro la poesia. Ma il padre della filosofia occidentale disprezzava davvero i versi?

Platone odiava davvero tutta la poesia?

«Platone odiava la poesia»—o forse no?

La Repubblica di Platone sembra un bando totale. Celebre la sua proposta di cacciare i poeti dalla città ideale per le loro “storie pericolose”. Per secoli, lo si è immaginato come il guastafeste supremo, pronto a chiudere la porta in faccia sia a Omero che a Saffo.

I filosofi-poeti che Platone amava davvero

I dialoghi di Platone traboccano di miti, metafore e ritmo poetico. Critica i poeti che, secondo lui, ingannano o scatenano emozioni distruttive. Ma sogna anche una poesia riformata—capace di svelare la verità filosofica. Invoca nuovi poeti per plasmare l’anima della città. Platone non odiava i versi—voleva rifarli da capo.

Perché il mito del ‘bando’ è rimasto

Il mito resiste perché le critiche di Platone sono teatrali e taglienti. Critici successivi, dai moralisti romani ai professori vittoriani, hanno usato le sue parole per giustificare la diffidenza verso l’arte. Ma se apri il Simposio o il Fedro, trovi un filosofo stregato dal potere della poesia.

I dialoghi di Platone sono pieni di allusioni poetiche. Criticava certi tipi di poesia perché corrodevano la morale, ma esaltava il filosofo-poeta e chiedeva nuova poesia per la sua città ideale.

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