Marco Aurelio sul Rancore
«La miglior vendetta è non somigliare a chi ti ha fatto del male.» Marco Aurelio, scrivendo a lume di lampada sul Danubio, sceglie la misericordia invece della meschinità.

Unknown — "Lar" (1–25 CE), CC0
L’antidoto dell’imperatore alla vendetta.
Marco Aurelio, nelle sue Meditazioni (Libro VI, 6), scrive: «Ἡ ἀρίστη ἐκδίκησις ἐστὶ μὴ ἐξομοιωθῆναι τῷ ἀδικήσαντι.» — «La miglior vendetta è non somigliare a chi ti ha fatto del male.» Il greco punge come una doccia fredda. Marco affrontava il tradimento con compostezza, mai con imitazione.
La logica della misericordia secondo Marco Aurelio.
Per Marco, aggrapparsi al rancore era una trappola. Se rispondi alla crudeltà con altra crudeltà, diventi proprio il nemico che disprezzi. Il suo ideale stoico: tieni pulito il tuo carattere, qualunque fango ti lancino addosso.
Il filosofo-imperatore, solo.
Guidava truppe in campagne gelide, perse figli, vide amici tradirlo. Eppure nelle Meditazioni trovi un uomo che lotta per restare gentile, anche in mezzo ai leoni. Un consiglio che colpisce ancora, ogni volta che trattieni la lingua invece di restituire il colpo.
Marco visse circondato da intrighi e tradimenti. La sua risposta era spesso gelida, a volte nobile: non diventare ciò che detesti.