La scelta finale di Otone dopo la perdita di Roma
Un imperatore romano si veste per la battaglia—poi, in silenzio, si prepara invece a morire.

Jan van Eyck — "The Crucifixion; The Last Judgment" (ca. 1436–38), public domain
L’ultima marcia di un imperatore
Nel caos dopo Nerone, Otone prese il potere a Roma—proprio mentre un altro generale, Vitellio, marciava verso sud con il suo esercito. La mattina del 16 aprile 69 d.C., Otone si armò per guidare i suoi uomini stremati in un ultimo scontro.
La misericordia sopra la vittoria
Ma le notizie dal fronte erano nere. Gli amici più fidati di Otone lo supplicarono di fuggire o continuare a combattere, ma lui rifiutò. Quella notte, scrisse una lettera alla sorella, bruciò i documenti privati e si trafisse il cuore con un pugnale, ponendo fine al suo regno dopo appena tre mesi.
Il nemico pianse
I soldati romani, sia i suoi fedeli che quelli del campo avversario, piansero sulla sua tomba—alcuni si tolsero la vita dal dolore. Tacito racconta che il suicidio di Otone risparmiò a Roma un’altra guerra civile. A volte arrendersi è la via più pulita per uscire.
Quando Otone capì che altro sangue avrebbe portato solo altro caos, scelse il suicidio invece della guerra civile. I suoi nemici lo onorarono con le lacrime—e un funerale pubblico.