Giulia Domna, l’imperatrice filosofa
Portava un pugnale in una mano, una pergamena nell’altra. L’imperatrice che governava dalla biblioteca, non solo dal trono.

Unknown — "Porphyry basin" (2nd–3rd century CE), public domain
L’imperatrice dalle dita macchiate d’inchiostro
Di notte, Giulia Domna legge alla luce della lampada mentre Roma dorme, i capelli pesanti di spilloni imperiali e le mani segnate dall’inchiostro. È la donna che il marito chiamò ‘Madre degli Accampamenti’ e ‘Madre del Senato’. Governa non solo con decreti, ma con idee.
Potere, filosofia e sopravvivenza
Il palazzo di Giulia è un crocevia: generali, medici e filosofi greci si sfidano nei suoi corridoi. Sopravvive a scandali pubblici, una famiglia assassina e le malelingue di una città che non voleva un’imperatrice siriana. Eppure, riesce a farsi ascoltare—spesso con una sola parola, scelta come una lama.
Un’eredità scritta, poi cancellata
Dopo intrighi di palazzo e dolori, il suo nome rischia di essere cancellato dalla storia. Ma da Alessandria a Roma si sussurra ancora di lei: la donna che fece imperatori, e osò vivere per qualcosa di più della sopravvivenza.
Giulia Domna trasformò il palazzo imperiale in un alveare di filosofi e scrittori—mentre la guerra civile lacerava la sua famiglia e Roma. Trattava con i generali, dibatteva con gli studiosi, sopportava voci che avrebbero schiantato chiunque altra. Quando il marito fu assassinato, tenne insieme l’impero. Quando il figlio uccise il fratello, lei continuò a scrivere.