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Galee romane: schiavi ai remi?

Immagina le galee romane: stipate di schiavi incatenati, sudati sotto la frusta. Hollywood adora questa scena.

Galee romane: schiavi ai remi?

Unknown — "Wall painting: Polyphemus and Galatea in a landscape, from the imperial villa at Boscotrecase" (last decade of the 1st century BCE), public domain

Il mito di catene e fruste di Hollywood

Ogni film, da Ben-Hur ai peplum, mostra le galee romane mosse da file di schiavi incatenati e frustati per andare più veloci. È l’immagine che salta in mente appena si sente ‘galea’.

La flotta di Roma era mossa da uomini liberi

Le vere galee romane si affidavano a professionisti liberi e pagati—cittadini, provinciali, perfino volontari delle città alleate. Gli schiavi incatenati rallentavano e rischiavano rivolte. Bassorilievi, tombe e registri di paga mostrano rematori fieri, non miserabili incatenati. La marina romana voleva velocità, non disperazione.

Da dove nasce il mito?

La confusione arriva dai secoli dopo—galee medievali e rinascimentali, soprattutto nelle flotte ottomane e spagnole, usavano davvero schiavi incatenati. Da allora, tutti hanno immaginato anche la Roma antica così. Ma nel suo massimo splendore, remare era un lavoro di status e stipendio.

I rematori romani erano quasi sempre uomini liberi, marinai esperti pagati per un lavoro rischioso. Gli schiavi incatenati erano rari—la libertà e la disciplina rendevano la flotta più veloce.

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