Fragmenta.
Personaggio·Roma Antica·Tarda Antichità (V secolo d.C.)

Aelia Eudossia: l’imperatrice che zittì un santo

Aelia Eudossia si ferma davanti alle porte d’argento di Santa Sofia—incinta di otto mesi, ordina l’esilio di Giovanni Crisostomo, il vescovo più potente della città.

Aelia Eudossia: l’imperatrice che zittì un santo

Panini — "Interior of Saint Peter's, Rome" (after 1754), public domain

Incinta e potente

Aelia Eudossia attraversa il cuore di Costantinopoli, le vesti ricamate d’oro che la seguono. È all’ottavo mese quando ordina l’esilio di Giovanni Crisostomo—vescovo, oratore e spina nel fianco morale. Poche donne nella storia romana hanno esercitato un potere così palese e deciso mentre aspettavano un erede.

L’imperatrice dietro il trono

Eudossia controlla l’accesso all’imperatore, distribuisce favori imperiali e mette i sostenitori del patriarca l’uno contro l’altro. Giovanni la chiama una Erodiade—regina intrigante degna dei peggiori racconti biblici. Predica contro il suo lusso dal pulpito. Lei lo fa esiliare due volte, dimostrando la sua influenza in una città ossessionata da protocollo e devozione.

Un’eredità scolpita nel marmo e nello scandalo

Le statue di Eudossia vegliano su Costantinopoli per decenni, sopravvivendo ai suoi rivali—persino al vescovo che aveva bandito. Non è ricordata come una consorte docile, ma come l’Augusta che piegò la chiesa e mostrò alla città fin dove può arrivare la volontà di una donna.

L’immagine pubblica di Eudossia brillava di pietà e carità, ma dietro i marmi del palazzo di Costantinopoli lei dettava legge: comandava eserciti, riplasmava la corte e schiacciava i religiosi che la sfidavano. Il mondo la chiamava Augusta. Per i suoi nemici, era intoccabile.

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