Epitteto e la vera libertà
«No man is free who is not master of himself.» Epitteto questa lezione l’ha imparata in catene.

Unknown — "Victory with Cornucopia (Chariot Attachment)" (40–68 CE), CC0
Epitteto spezza le catene
Epitteto, nei Discorsi (Libro II, 1), proclama: «Οὐδεὶς ἐλεύθερος ὃς οὐχ αὐτὸς ἑαυτοῦ κύριος.» — «Nessuno è libero se non è padrone di sé stesso.» Lo diceva a studenti convinti che la libertà fosse solo permesso, non disciplina.
La libertà è una questione interiore
Epitteto era stato venduto in un mercato romano. Un padrone gli aveva storpiato una gamba. Per lui, essere liberi significava avere sovranità sulla propria mente e sulle proprie scelte, anche con le catene addosso. Questa è la ribellione stoica: nessuno ti possiede, se non glielo permetti.
Lo schiavo che insegnò agli imperatori
Epitteto passò da servo a filosofo, e la sua piccola scuola a Nicopoli attirava senatori e ex gladiatori. Le sue parole parlano a chiunque si sia mai sentito in trappola, e poi abbia scoperto che la chiave era sempre stata dentro di sé.
Un uomo nato schiavo ha ribaltato la definizione romana di libertà. Per Epitteto, le catene contano meno dell’autocontrollo. I veri ribelli sono quelli che governano sé stessi.