Demetrio Poliorcete: salvatore e distruttore di Atene
Atene acclama Demetrio come un dio vivente—e l’anno dopo gli chiude le porte in faccia.

Unknown — "Bracelet" (200–1 BCE), CC0
Dio oggi, nemico domani
Gli ateniesi accolsero Demetrio Poliorcete con ghirlande, incenso e templi in suo onore. Inondò la città di grano, liberò prigionieri e organizzò feste sfrenate. Ma quando la fortuna girò, gli stessi cittadini gli sbarrarono i cancelli—preferendo la fame a un’altra delle sue caotiche “liberazioni”.
Dominio tra capriccio e torri d’assedio
Dopo la morte di Alessandro, la Grecia si frantumò e Demetrio prosperò nel caos. Costruì la gigantesca torre d’assedio Helepolis, prese d’assalto città e dispensò libertà con una mano mentre svuotava i tesori con l’altra. Il suo fascino era pari solo alla sua imprevedibilità—amico o nemico, lo scoprivi solo quando agiva.
La sbornia eterna di Atene
Secoli dopo, gli ateniesi raccontavano ancora storie dell’anno in cui Demetrio restò in città. Non dimenticarono mai il sapore di vino e paura, mescolati in parti uguali.
Demetrio Poliorcete cavalcò gli alti e bassi della politica greca fino all’assurdo. A volte liberava le città con doni generosi, altre le assediava con torri mostruose. Atene lo chiamò ‘Salvatore’, poi ‘Nemico’, poi di nuovo ‘Salvatore’—senza mai sapere chi sarebbe arrivato la volta dopo.